Le raccolte fondi degli ETS: cosa dice l’Agenzia delle Entrate
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In breve
La disciplina delle raccolte fondi degli Enti del Terzo Settore alla luce dei chiarimenti della Circolare n. 1/2026 dell’Agenzia delle Entrate. Le raccolte fondi possono essere svolte anche in modo continuativo, ma beneficiano della detassazione solo se occasionali, collegate a eventi specifici e prive di commercialità.

L’art. 7 del Codice del Terzo Settore (CTS – D.Lgs. n. 117/2017) precisa che “per raccolta fondi si intende il complesso delle attività ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva”. Le raccolte fondi, insieme alle attività di “interesse generale” (art. 5 CTS) e alle “attività diverse” (art. 6 CTS), sono una delle tre tipologie di attività che gli ETS possono svolgere.
Gli ETS possono effettuare attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e continuativa, finanche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di bini o servizi di modico valore, anche impiegando risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, secondo le linee guida del Decreto del Ministero Lavoro e Pol. Sociali (9/6/2022).
In base alla normativa fiscale, agli ETS di natura non commerciale non concorrono alla formazione del reddito “i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione (art. 79, comma 4, CTS). Per contro saranno tassati allo stesso ente, solo le raccolte fondi in forma organizzata e continuativa.
La circolare 1/E del 19 febbraio 2026 dell’Agenzia delle Entrate conferma che la predetta detassazione delle raccolte fondi riguarda soltanto gli ETS che si qualificano come “Ets NON commerciali” nel loro complesso, in base al test di prevalenza delle entrate non commerciali su quelle commerciali (art. 79 Cts). La stessa circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che, qualora la raccolta fondi (di un Ets non commerciale) non preveda affatto la cessione di beni o servizi, ma preveda soltanto le sollecitazione di donazioni, i fondi raccolti saranno sempre esclusi da tassazione, in quanto tali entrate vanno considerate non commerciali, non essendoci un rapporto sinallagmatico. Le raccolte fondi prive del carattere di corrispettività, anche se svolte con continuità, sono quindi sempre attività non commerciali.
Ricordiamo che vi è l’obbligo di RENDICONTAZIONE PER LE RACCOLTE PUBBLICHE DI FONDI: l’articolo 87, comma 6, CTS prevede che “il bilancio annuale deve contenere uno specifico rendiconto dal quale devono risultare, anche mediante una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione con connessa raccolta fondi”.
Il predetto bilancio annuale, che racchiude al suo interno le raccolte fondi, deve essere depositato ogni anno presso il RUNTS entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Gli enti non commerciali non iscritti al RUNTS devono effettuare la rendicontazione delle raccolte fondi entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, con evidenziazione delle entrate e delle spese distintamente per ciascun evento.
L’Agenzia delle Entrate, con la citata circolare, ha ribadito che la finalità delle raccolte fondi è quella di finanziare le attività statutarie di “interesse generale” e non può mai essere rivolta a finanziare le “attività diverse” di cui all’art. 6 CTS (vere e proprie attività commerciali). Si segnala, infine, che la circolare 1/E dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che i proventi derivanti dalle raccolte fondi non vanno computati nel calcolo del confronto tra attività commerciali e non commerciali, il cosiddetto ” test di prevalenza”.
Mondo Terzo Settore (SEAC), Informativa n. 013 del 2 aprile 2026 a firma di Emanuele Falorni
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