Ma il dossier alla UE sarà mai partito?

In breve

La RIFORMA DEL TERZO SETTORE attende ormai da diverso tempo l’autorizzazione UE […]

La RIFORMA DEL TERZO SETTORE attende ormai da diverso tempo l’autorizzazione UE ai decreti di riforma per poter usufruire dei nuovi regimi fiscali.

L’ex-Ministro del Lavoro Andrea Orlando, nel mese di luglio 2022, a seguito dell’approvazione degli emendamenti ai decreti di riforma contenuti nel DL Semplificazioni, parlava di accelerazione per l’invio del fascicolo alla UE con il conseguente sblocco della situazione ora causata dall’assenza del vaglio europeo (la mancata approvazione rinvia ancora di un anno la fiscalità prevista dal CTS).

Stiamo parlando delle norme che permetteranno (a questo punto, presumibilmente dal 1.1.2024) agli ETS di usufruire del regime forfettario (articolo 80, CTS) con coefficienti di redditività a partire dal 5% o ancor più agevoli le norme che prevedono, per le organizzazioni di volontariato (ODV) e per le associazioni di promozione sociale (APS), la possibilità fino a 130.000 euro di entrate, di beneficiare di coefficienti di redditività, rispettivamente del 1% e del 3%, senza l’applicazione nè di Iva nè di ritenute.

Il Convegno di Terzjus di settembre 2022 è stata l’occasione per confermare “l’interlocuzione ufficiale con la Commissione Europea, attraverso l’invio di documenti descrittivi, sui nuovi regimi fiscali per il terzo settore”.

Ma dopo ulteriori tre mesi stiamo ancora aspettando di conoscere la sorte dei regimi fiscali, o meglio possiamo quasi affermare con certezza che ancora per un anno la riforma sia zoppa e che fino al 1/1/2024 non se ne parli. E questo non vale solo per ODV e APS, ma anche per le ONLUS che vedranno il rinvio al 31/3/2024 del termine per iscriversi al RUNTS scegliendo tra i 7 diversi registri del terzo settore.

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